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			<title><![CDATA[La check list OCRA]]></title>
			<author><![CDATA[EPM]]></author>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000D"><div>Lo strumento per la mappatura del rischio da <span class="fs12lh1-5">sovraccarico biomeccanico degli arti superiori: la checklist</span></div><div>OCRA </div><div><br></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify">3.1 Introduzione: requisiti e contenuti generali della check list OCRA </div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify">Vengono qui descritti contenuti e modalità di compilazione di una procedura breve per l’identificazione e la stima del rischio da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori. </div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify">L’uso della checklist non sostituisce la più precisa valutazione dell’esposizione, possibile solo con il calcolo dell’indice OCRA, ma risulta insostituibile tanto nella prima fase di stima della presenza del rischio all’interno di una data realtà aziendale, quanto nella fase di successiva gestione del rischio stesso. </div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify">Così come l’indice OCRA, la checklist OCRA si compone di 5 parti dedicate allo studio dei quattro principali fattori di rischio (carenza dei periodi di recupero, frequenza, forza, posture incongrue) e dei fattori complementari (vibrazioni , temperature fredde, lavori di precisione, contraccolpi ecc..), (Allegato 3). &nbsp;</div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify">Lo schema di analisi proposto dalla checklist OCRA prevede l’individuazione di valori numerici preassegnati (crescenti in funzione alla crescita del rischio) per ciascuno dei 4 principali fattori di rischio e per i fattori complementari. </div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify">La somma dei valori parziali ottenuti produce una entità numerica che consente la stima del livello di esposizione attraverso una relazione con i valori dell’indice OCRA, in fasce differenziate (verde, gialla, rossa, viola). </div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify">In generale si consiglia di utilizzare questo strumento dopo aver fatto una esperienza di valutazione con il metodo OCRA tradizionale: ciò infatti permetterà sia una compilazione delle schede più aderente alla realtà indagata, ma anche di superare talune difficoltà che potrebbero insorgere nel corso della sua compilazione, in quanto gli “scenari” proposti non possono essere ovviamente considerati esaustivi di tutte le realtà lavorative. </div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify">La compilazione della checklist OCRA può essere effettuata anche osservando il lavoratore direttamente nella postazione analizzata ma, come per l’indice OCRA, risulta comunque più facile eseguire l’analisi su filmati. </div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify">Si deve infine ricordare che questo metodo osservazionale permette non solo di identificare con sufficiente precisione il livello di rischio da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori, ma anche di raccogliere importanti informazioni per la gestione del rischio (interventi di bonifica, rotazioni) e del danno (ad es. al fine del reinserimento lavorativo). </div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify">Nei successivi paragrafi saranno descritte analiticamente tutte le singole sezioni che compongono la checklist OCRA. </div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><div>3.2 Elementi descrittivi del compito e dell’organizzazione del lavoro </div><div>In prima istanza la checklist OCRA va utilizzata per descrivere una postazione di lavoro e per stimare il livello di esposizione intrinseco del compito svolto, come se la postazione fosse l’unica utilizzata per l’intero turno (con un primo riferimento ad un turno di 8 ore) da un solo lavoratore: la procedura consentirà di conoscere quali posti di lavoro, all’interno dell’azienda, risultano, per le proprie caratteristiche strutturali e organizzative, a esposizione “assente”, “lieve”, “media”, “elevata”, al di là delle rotazioni dei lavoratori su più postazioni/compiti. Questa tecnica di analisi è la base per la costruzione della specifica mappa di rischio delle lavorazioni rispetto al rischio da sovraccarico biomeccanico degli arti superiori. </div><div>La checklist OCRA fornisce perciò una stima dell’esposizione intrinseca di ciascuna postazione e non gli indici di esposizione di ciascun lavoratore , valutazione che andrà completata successivamente. </div><div>La prima parte della checklist OCRA (Scheda 1, prima parte) prevede una breve descrizione del posto di lavoro e del lavoro svolto sulla postazione. Per meglio caratterizzare il compito ripetitivo è opportuno indicare, se la lavorazione è caratterizzata da cicli oppure se il lavoro è da considerare ripetitivo, anche se a ciclo lungo, in quanto caratterizzato da stesse azioni tecniche che si ripetono uguali a se stesse per più della metà del tempo della lavorazione in analisi. </div><div><div>E’ opportuno inoltre indicare: </div><div>a. quanti posti di lavoro siano presenti identici a quello descritto e quanti posti siano, anche <span class="fs12lh1-5">se non identici, molto simili tra di loro tali da poter essere assimilati a quello analizzato: nelle aziende di grandi dimensioni è infatti utile, per ottenere maggiori informazioni in tempi brevi, procedere nell’analisi anche per similitudini.</span></div></div><div><div>b.	su quanti turni sia utilizzato il posto/i di lavoro</div><div>c.	quanti lavoratori in totale (considerando il numero di postazioni identiche o molto simili e <span class="fs12lh1-5">i turni di lavoro) e di che sesso (n.maschi e n. femmine) operano sul posto/i di lavoro analizzati.</span></div><div>d. la % di tempo di reale di utilizzo del posto di lavoro in un turno di lavoro. Può infatti succedere che una postazione sia utilizzata solo parzialmente in un turno. </div><div>Prima di affrontare l’analisi dei diversi fattori di rischio è di fondamentale importanza, per una più puntuale valutazione del rischio, stimare il tempo netto di lavoro ripetitivo, così come già proposto per il calcolo dell’indice OCRA. Lo schema proposto nella prima parte della checklist OCRA (Tab.3.2) aiuta il compilatore nel calcolo di questo dato che si ottiene sottraendo al tempo “lordo” di turno o di “presenza pagata”, i seguenti tempi: </div></div><div><div>•	le pause;</div><div>•	la durata della pausa mensa (se inclusa nel tempo di turno);</div><div>•	i tempi dedicati a lavori non ripetitivi.</div><div>In alcune situazioni lavorative non è prevista una distribuzione programmata delle pause: in questo <span class="fs12lh1-5">caso è importante analizzare il comportamento medio dei lavoratori nell’utilizzo delle pause fisiologiche o di altre pause aggiuntive.</span></div><div>Anche utilizzando la checklist OCRA è infatti importante, per completare la stima del tempo netto di lavoro ripetitivo e della distribuzione oraria dei tempi di recupero, considerare anche: </div><div>o il vero inizio dell’orario di lavoro alla postazione considerata (perdita di tempo per raggiungere la postazione, reale avvio della macchina, ecc..). </div><div>o il numero e la durata media reale delle pause fisiologiche o di altre pause aggiuntive (comportamento medio dei lavoratori). </div><div>o l’orario reale di abbandono del posto di lavoro per raggiungere la mensa o gli spogliatoi a fine turno (va ricordato che l’incremento soggettivo dei tempi dedicati alla pausa mensa e l’anticipo dell’orario della fine del turno andranno a decrementare il tempo netto di lavoro ripetitivo <span class="fs12lh1-5">caso è importante analizzare il comportamento medio dei lavoratori nell’utilizzo delle pause fisiologiche o di altre pause aggiuntive.</span></div><div>Anche utilizzando la checklist OCRA è infatti importante, per completare la stima del tempo netto di lavoro ripetitivo e della distribuzione oraria dei tempi di recupero, considerare anche: </div><div>o il vero inizio dell’orario di lavoro alla postazione considerata (perdita di tempo per raggiungere la postazione, reale avvio della macchina, ecc..). </div><div>o il numero e la durata media reale delle pause fisiologiche o di altre pause aggiuntive (comportamento medio dei lavoratori). </div><div>o l’orario reale di abbandono del posto di lavoro per raggiungere la mensa o gli spogliatoi a fine turno (va ricordato che l’incremento soggettivo dei tempi dedicati alla pausa mensa e l’anticipo dell’orario della fine del turno andranno a decrementare il tempo netto di lavoro ripetitivo <span class="fs12lh1-5">ma non possono essere considerati come pause aggiuntive per il conteggio del punteggio relativo al fattore di rischio “carenza dei tempi di recupero”).</span></div><div>Ottenuto in questo modo il tempo netto di lavoro ripetitivo si potrà procedere alla stima del tempo netto di ciclo (in sec.) considerando il numero di pezzi che il lavoratore deve completare nel turno utilizzando la seguente formula: </div></div><div><div>TEMPO NETTO DI LAVORO RIPETITIVO in min. x 60)/ N. PEZZI o N.CICLI</div></div><div><div>Si confronteranno ora il tempo di ciclo netto così calcolato e il ciclo osservato (misurandolo sul posto di lavoro o dal filmato con cronometro): se simili, si potrà procedere con le successive valutazioni richieste dalla checklist. L’esistenza di una significativa differenza (oltre il 5%) fra questi due tempi di ciclo deve portare il rilevatore a riconsiderare i reali contenuti del turno in termini di durata delle pause, lavori non ripetitivi, numero di pezzi o cicli, ecc., fino a ricostruire correttamente il comportamento del lavoratore nel turno . </div></div><div><br></div><div><div>3.3 Il fattore “periodi di recupero” </div><div>E’ definibile come periodo di recupero quello in cui è presente una sostanziale inattività fisica degli arti superiori altrimenti coinvolti nello svolgimento di precedenti azioni lavorative. </div></div><div><div>Periodi di recupero possono essere considerati: </div><div>a) le pause di lavoro, ufficiali e non, compresa la pausa per il pasto (sia essa compresa o non <span class="fs12lh1-5">nell’orario di lavoro pagato);</span></div><div>b) i periodi di svolgimento di compiti di lavoro che comportano il sostanziale riposo dei gruppi muscolari impegnati in compiti precedenti (ad es. i compiti di controllo visivo). <span class="fs12lh1-5">c) presenza di periodi, all’interno del ciclo, che comportano il completo riposo dei gruppi muscolari </span><span class="fs12lh1-5">altrimenti impegnati. Tali ultimi periodi (controllo visivo, tempi passivi o di attesa), per essere considerati significativi, devono protrarsi consecutivamente per almeno 10 secondi consecutivi per </span><span class="fs12lh1-5">minuto ed essere periodicamente ripetuti, in ogni ciclo e per tutto il tempo di lavoro ripetitivo con rapporto 5:1 fra lavoro e recupero.</span></div><div>Ne discende che l’analisi dei periodi di recupero deve in primo luogo verificare se essi siano presenti (e per quale durata e distribuzione) già all’interno del ciclo, per poi esaminare, più macroscopicamente, la loro presenza, durata e frequenza nell’intero turno di lavoro. </div><div>Vengono forniti, nella seconda parte della checklist (Tab.3.3), sei scenari di distribuzione di interruzioni di attività e/o pause durante il turno lavorativo: ad ogni scenario corrisponde un numero. Va scelto lo scenario più simile a quello abitualmente (e realmente) utilizzato dai lavoratori su quel posto di lavoro. Possono essere utilizzati valori numerici intermedi a quelli proposti, se rappresentano meglio la situazione reale: in questo caso riportare nelle note le motivazioni della scelta attuata. </div></div><div><div>E’ utile indicare nella sezione la durata del lavoro in minuti e l’orario di inizio e fine del turno analizzato: se vi fossero più turni descrivere il più rappresentativo che costituirà quello considerato nella mappa di rischio. In caso di presenza di turni in cui l’orario di lavoro o meglio la distribuzione dei tempi di recupero risulti sostanzialmente diversa dagli altri, descrivere l’evento nelle note e considerare più punteggi relativi alla corrispondente distribuzione dei tempi di recupero nei diversi turni. </div><div>Quando i turni di lavoro hanno durata inferiore alle 6 ore, per trovare il punteggio per il tempo di recupero vanno conteggiate le ore che non hanno al loro interno una pausa di almeno 8/10 minuti, ad esclusione dell’ultima o di quella antecedente una eventuale (ma improbabile) pausa mensa: il numero di ore risultate senza tale recupero rappresenta il punteggio cercato. Questo aspetto, che assume <span class="fs12lh1-5">particolare importanza nei rapporti di lavoro part-time, deve essere considerato indipendentemente dal fattore di correzione di durata del compito ripetitivo, indicato al termine di questa sezione. </span><span class="fs12lh1-5">Si ricorda che è sempre possibile utilizzare punteggi intermedi..</span></div></div><div><div>3.4 &nbsp;La frequenza d’azione &nbsp;</div><div>Si è già visto come per caratterizzare la frequenza, la miglior via sia quella di contare, le azioni tecniche e di riferirle all'unità di tempo (n. azioni tecniche/minuto). </div><div>L’azione tecnica è stata già precedentemente definita come azione comportante attività artro-muscolo-tendinea degli arti superiori: non va identificata col singolo movimento articolare di polso, mano, gomito, spalla, ma con il complesso di movimenti, di uno o più segmenti articolari, che consentano il compimento di un’operazione lavorativa semplice. &nbsp;</div><div>Per studiare il rischio frequenza si individuano perciò, anche in questo caso, le azioni tecniche eseguite nell’unità di tempo. &nbsp;</div><div>Nella checklist OCRA, per la valutazione dei punteggi di frequenza, vengono presentati due blocchi (Tab. 3.4): il primo per le azioni “dinamiche” il secondo per le azioni “statiche”. </div><div>Nel primo blocco vengono offerti 7 scenari ciascuno contrassegnato da un valore numerico crescente da 0 a 10. Ogni voce descrive l’entità dei gesti lavorativi delle braccia nel tempo (lenti, abbastanza rapidi, rapidi, rapidissimi). </div><div>Vengono anche indicate delle “frequenze d’azione al minuto” di riferimento che aiutano ad individuare lo scenario più rappresentativo del compito in analisi. </div><div>Per stimare la frequenza d’azione dell’arto dominante è consigliabile far uso di un cronometro conteggiando: </div></div><div><div>a)	la durata del tempo di ciclo in secondi;</div><div>b)	le azioni tecniche in un ciclo;</div></div><div><div>Per calcolare la frequenza di azione/minuto usare la seguente formula: <span class="fs12lh1-5">n.azioni x 60/ tempo di ciclo.</span></div></div><div><div>Una volta individuato lo scenario con la frequenza di azione corrispondente, controllare se il lavoratore ha la possibilità o meno di fare brevi interruzioni (ritmo costante o incostante). Considerando anche questa seconda caratteristica scegliere lo scenario corrispondente ricorrendo se necessario a numeri intermedi. Ad esempio se la frequenza fosse 50 azioni al minuto ma fosse presente la possibilità di fare brevi interruzioni, scegliere il valore 5; oppure se la frequenza di azione fosse 30 azioni al minuto e il ritmo costante, senza possibilità di brevi interruzioni, scegliere il valore intermedio 2 (Tab.3.4). &nbsp;Laddove vi fosse una bassa frequenza di azione, ma le stesse fossero nel ciclo tendenzialmente “statiche” (durata di ciascuna azione uguale o superiore a 5 secondi continuativi, in genere dovuta al mantenimento in prensione di un oggetto) si dovrà procedere a classificare tale evenienza con gli appositi scenari e punteggi forniti nel secondo blocco: in caso di presenza contemporanea sia di azioni tecniche statiche che dinamiche, confrontare i punteggi ottenuti dai due blocchi e scegliere come punteggio di riferimento il più elevato. Il valore numerico trovato va trascritto nell’apposito quadrato relativo alla frequenza ( 􀀁 frequenza). In caso di lavoro con cicli molto lunghi, in cui gli stessi gesti lavorativi si ripetono assai simili a se stessi (es: ribattitura di lamiera, cernita, ecc..), è sufficiente analizzare 2 o 3 minuti campione, contando le azioni tecniche in ciascuno dei minuti e considerando come rappresentativa la frequenza al minuto media. &nbsp;</div><div>Quando il compito lavorativo è organizzato a “isola produttiva” è necessario identificare prece-dentemente le sottofasi o sub-compiti che lo compongono e procedere nell’analisi come se il ciclo fosse composto da più sub-compiti: va prevista quindi la compilazione di una checklist per ogni sub-compito precedentemente individuato. &nbsp;</div></div><div><div>3.5 L’uso di forza </div><div>Per superare la difficoltà di valutare la forza interna sviluppata dai muscoli, senza far ricorso a elettromiografi da applicare al muscolo, anche nel caso della compilazione della checklist OCRA si suggerisce il ricorso ad interviste di lavoratori per descrivere lo sforzo muscolare soggettivamente percepito a carico di un determinato segmento corporeo. I risultati derivati dall’applicazione di parametri di intervista, simili alla successivamente citata scala di Borg, risultano per lo più altamente attendibili, laddove traggano origine da un adeguato numero di lavoratori addetti alla specifica lavorazione (questo permette di ridurre notevolmente la soggettività del risultato). </div><div>Per una appropriata applicazione del metodo di valutazione soggettiva della forza, che consenta di ricavare informazioni ancora attendibili e anche di superare alcune incertezze legate all’uso di dati “soggettivi”,è' opportuno procedere secondo le fasi operative qui di seguito elencate: </div></div><div><div>•	lo studio della forza segue quello relativo alla sequenza delle azioni tecniche: si deve essere già a conoscenza di come si svolge il ciclo;</div><div>•	può risultare più efficace intervistare il lavoratore/i a cura del tecnico aziendale (eventualmente aiutato dal medico competente) che ha partecipato alla prima fase di analisi del lavoro e alla descrizione delle azioni tecniche;</div><div>•	va richiesto al lavoratore/i se all’interno del ciclo esistono azioni tecniche che richiedono un’apprezzabile forza muscolare a carico degli arti superiori; questa modalità di porre la domanda è importante perché spesso il lavoratore confonde lo sforzo muscolare con la stanchezza complessiva che avverte a fine turno;</div><div>•	una volta estrapolate le azioni con uso di forza, verrà chiesto al lavoratore/i di attribuire, a ciascuna di esse, una delle voci indicate nella Scala di Borg CR10, espresse col termine verbale e non numerico (es: lieve, moderata, ecc..); questa modalità di porre la domanda, cioè descrivere il livello di forza senza usare i punteggi, è importante perché spesso il lavoratore prende come riferimento le scale scolastiche di valutazione. A ciascuna azione identificata corrisponderà un punteggio progressivo da 0 a 10 (Tab. 3.5). Il rilevatore attribuirà poi ad ogni azione indicata la relativa durata (in secondi &nbsp;o in centesimi di minuto) e quindi in frazione di tempo rispetto alla durata del ciclo;</div><div>•	dato il fine prioritariamente preventivo delle procedure di valutazione dell’esposizione, è importante che si richieda al lavoratore di spiegare il motivo della eventuale presenza di “sforzo fisico” per le azioni segnalate come impegnative. Questa informazione risulta di interesse pratico immediato perché, a volte, la presenza di forza, nell’eseguire un’azione, è dovuta alla presenza di un difetto tecnico del prodotto o dell’inefficienza degli attrezzi utilizzati, di un guasto, di una scelta scorretta degli ausili meccanici, il tutto, spesso, facilmente risolvibile. una volta individuate le azioni con forza e una volta attribuito ad esse un giudizio-punteggio in scala di Borg, è possibile attribuire a tutte le altre azioni un unico punteggio (0 oppure, più comunemente 0,5 in scala di Borg);</div><div>•	è importante far attribuire dal lavoratore/i stesso il valore dello sforzo fisico percepito durante lo svolgimento delle diverse azioni. Far attribuire l’indice di sforzo da un osservatore esterno può comportare notevoli errori. Infatti, soprattutto per azioni compiute con la punta delle dita o dalle piccole articolazioni o in particolari posizioni articolari (azionare un pulsante, una leva con le dita, azioni di “pinch”, braccia sollevate, ecc.) è difficilmente percepibile da un osservatore esterno l’uso di forza, anche quando essa sia di notevole entità. E’utile che l’intervistatore provi lui stesso ad eseguire l’operazione, sia per aiutare il lavoratore ad esprimere il giudizio sul livello di forza sia per avvalorare lui stesso il risultato ottenuto;</div></div><div><div>laddove vi siano più lavoratori che svolgono (anche in turni diversi) lo stesso compito, è bene intervistarli tutti: più sono gli intervistati, più l’indice (medio ponderato) di “sforzo fisico” risulterà affidabile. Se lo stesso lavoro è svolto da lavoratori di sesso diverso è utile calcolare un indice per il sesso maschile e uno per il sesso femminile. Si consiglia inoltre di escludere dal calcolo dell’indice di “sforzo” medio sia i lavoratori portatori di patologia dell’arto superiore che i neoassunti con anzianità lavorativa inferiore all’anno o gli “estremi antropometrici”, soggetti con misure antropometriche che non rientrano nel range tra il 5° e il 95° percentile. Vanno inoltre esclusi i dati forniti da lavoratori (soprattutto se &nbsp;molto elevati) che non hanno in qualche modo motivato tecnicamente il valore scelto.</div></div><div><div>Lo schema proposto per lo studio della forza comprende 3 blocchi del tutto simili (Tab. 3.6) come contenuto descrittivo dei momenti operativi comportanti sviluppo di forza, ma diversi tra di loro per il livello di forza necessario. </div><div>Essi infatti comprendono la descrizione di alcuni delle più comuni attività lavorative che prevedono rispettivamente l’uso di forza “intensa quasi massimale” con valori di 8 e oltre nella scala di Borg, (primo blocco), l’uso di forza “forte” con valori di 5, 6 e 7 nella scala di Borg (secondo blocco) e l’uso di forza &nbsp;“moderata” con valori di 3, 4 nella scala di Borg, (terzo blocco). Le attività da descrivere rispetto all’uso dei 3 differenti gradi di forza sono: tirare o spingere leva, schiacciare pulsanti, chiudere <span class="fs12lh1-5">aprire, premere o maneggiare componenti, usare attrezzi. E’ possibile aggiungere altre voci a rappresentare altre azioni individuate in cui sia necessario l’uso di forza.</span></div></div><div><div>Per le attività lavorative che richiedono l’uso di forza “intensa quasi massimale” i punteggi variano da 6 a 32, per quella “intensa” da 4 a 24 , per quella “moderata” da 2 a 8, tutti in funzione del tempo di durata. E’ necessario ricordare che valori di forza “forte” o valori superiori mantenuti per oltre il 10 % del tempo non possono essere ritenuti accettabili: per tale motivo generano punteggi elevatissimi. &nbsp;</div><div>In presenza di forza “lieve” ma significativa per durata è possibile utilizzare punteggi inferiori a partire da 0,5. &nbsp;</div><div>E’ sempre possibile far ricorso a punteggi intermedi meglio rappresentativi per intensità e durata dei livelli di forza: non è invece possibile usare valori superiori. &nbsp;</div><div>Essendo plausibile osservare eventi di presenza di forza in più blocchi, il punteggio totale rappresentativo della forza si ricava sommando i punteggi in essi indicati (􀀁 Forza). </div></div><div><div>Tab.3.6: Checklist OCRA: valutazione del fattore “forza” </div><div>3.6 La valutazione della presenza di posture incongrue </div><div>Anche utilizzando la checklist OCRA l’accurata descrizione della postura e dei movimenti può essere considerata un elemento di predizione di quali specifiche patologie dell’arto superiore, in presenza degli altri elementi di rischio (frequenza, forza, durata), possono essere previste a carico degli operatori esposti. </div></div><div><div>Nella valutazione del rischio posturale si ricorda che vanno descritte e quantizzate temporalmente solo le posture incongrue e i movimenti laddove si definisce incongrua una postura quando l’articolazione opera in area superiore al 50% della sua massima escursione angolare. </div></div><div><div>La valutazione del rischio posturale prevede tre principali momenti operativi: </div></div><div><div>la descrizione delle posture e/o dei movimenti incongrui separatamente per le articolazioni <span class="fs12lh1-5">scapolo-omerale, del gomito, del polso e della mano (tipo di presa e movimenti delle dita) rispettivamente a dx e sx.</span></div></div><div><div>se l’articolazione sta operando in area ad alto impegno, procedere alla temporizzazione del <span class="fs12lh1-5">fenomeno all’interno del ciclo (1/2, 2/3, 3/3 del tempo di ciclo o di un periodo di osservazione o comunque del tempo di lavoro ripetitivo).</span></div><div>Si evidenzia che i punteggi per l’articolazione della spalla sono particolarmente severi in quanto sono stati creati per evidenziare la presenza di un angolo del braccio rispetto alla spalla in flessione o in abduzione superiori a 80° (braccia quasi ad altezza spalle) o estensioni estreme (più di 40°). Se si volesse segnalare la presenza di escursioni inferiori ma ancora significative ( es.abduzioni tra 45° e 80° <span class="fs12lh1-5">o	estensioni tra 20° e 40°) usare punteggi intermedi a quelli indicati.</span></div><div>•	l’evidenziazione della presenza di stereotipia &nbsp;di movimenti o mantenimenti e cioè di gesti <span class="fs12lh1-5">lavorativi dello stesso tipo (indipendentemente dall’operare in area a rischio) individuabili attraverso l'osservazione di azioni tecniche o gruppi di azioni tecniche uguali a sé stesse che si ripetono per più del 50% del tempo di ciclo o per quasi tutto il ciclo; posizioni statiche mantenute uguali a se stesse per più del 50% del tempo di ciclo o pressocchè tutto il ciclo (ad es.: mantenimento in presa prolungata di coltelli o avvitatori ecc.); cicli di durata brevissima, inferiore ai 15 secondi o addirittura inferiori agli 8 secondi, ovviamente caratterizzati dalla presenza di azioni degli arti superiori.</span></div><div>E’ utile ricordare che vi può essere presenza di stereotipia anche in assenza di posture incongrue: ad esempio azioni tecniche identiche, ripetute per buona parte del tempo, anche se eseguite in grip generano infatti punteggi di stereotipia. </div><div>I blocchi di domande con le lettere A e D descrivono ognuno un segmento articolare; l’ultimo blocco descrive la presenza di stereotipia (tab. 3.7 e 3.8). </div><div>Va sottolineato che quando il tempo di ciclo è compreso fra gli 8 e i 15 secondi o è inferiore agli 8 secondi la stereotipia va considerata comunque presente (ovviamente se il ciclo è occupato per la maggior parte del tempo da azioni tecniche degli arti superiori, anche se non simili tra loro) con punteggio differenziato, rispettivamente pari a 1,5 e 3. </div><div>Fra i punteggi ricavati da ognuno dei segmenti articolari (A – B – C – D) va scelto solo il più alto, da sommare eventualmente a quello della stereotipia (E): il risultato della somma costituirà il punteggio per la postura (􀀁 Postura) (tab.3.8) </div></div><div><br></div><div><div><div>3.7 Fattori di rischio complementari &nbsp;</div><div>Per la classificazione dei fattori complementari, nella checklist OCRA sono previsti due blocchi <span class="fs12lh1-5">di cui il primo comprende scenari con fattori complementari fisico-meccanici, il secondo con fattori organizzativi</span></div></div></div><div><div>L’elenco di tali fattori fisico-meccanici, non necessariamente esaustivo prevede:</div></div><div><div>•	 uso di strumenti vibranti;</div><div>•	 estrema precisione richiesta (tolleranza di circa 1-2 mm. nel posizionamento di un oggetto) con <span class="fs12lh1-5">avvicinamento dell’oggetto stesso al campo visivo;</span></div></div><div><div>compressioni localizzate su strutture anatomiche della mano o dell’avambraccio da parte di <span class="fs12lh1-5">strumenti, oggetti o aree di lavoro;</span></div></div><div><div>•	 esposizione a raffreddamento da ambiente o da contatto con superfici fredde;</div><div>•	 uso di guanti che interferiscono con la capacità di presa richiesta dal compito;</div><div>•	 scivolosità della superficie degli oggetti manipolati;</div><div>•	 esecuzione di movimenti bruschi o “a strappo” o veloci quali il lancio di oggetti.</div></div><div><div> esecuzione di gesti con contraccolpi (es. martellare o picconare su superfici dure, usare la mano <span class="fs12lh1-5">come un attrezzo).</span></div></div><div><div>Come si vede, questo primo elenco riguarda unicamente fattori di natura fisica o meccanica: per essi è previsto l’attribuzione di un punteggio pari a 2 quando ricorrono le circostanze di durata (&gt; 50% del tempo) o di frequenza (n.eventi al minuto) specificamente descritte e di 3 quando sono presenti più fattori che occupano pressocchè tutto il tempo. Va attribuito un valore più elevato (punt.= 4) in caso di uso di strumenti &nbsp;con elevato contenuto di vibrazioni (es.: martello pneumatico; mole flessibili ecc.) quando utilizzati per almeno 1/3 del tempo. Si attribuisce inoltre il punteggio di 2 quando siano presenti movimenti bruschi o a strappo o contraccolpi con frequenze di 2 al minuto o più o quando siano presenti impatti ripetuti (uso delle mani come attrezzi) con frequenze di almeno 10 volte/ora. </div></div><div><div>Tra gli scenari organizzativi sono indicate due situazioni che generano punteggi di rischio: &nbsp;</div></div><div><div>i ritmi di lavoro sono determinati dalla macchina ma esistono “zone polmone” per cui si può <span class="fs12lh1-5">accelerare o decelerare, almeno in parte, il ritmo di lavoro .</span></div></div><div><div> i ritmi di lavoro sono completamente determinati dalla macchina: si applica quando il lavoratore <span class="fs12lh1-5">deve operare in linea con ritmi assolutamente prefissati.</span></div><div>Possono essere utilizzati tutti i punteggi intermedi o addirittura possono essere usati punteggi differenti (inferiori ma mai superiori a quelli indicati) soprattutto per quei fattori che possono presentarsi a differente livello di rischio: es. guanti più o meni inadeguati, diverso livello di esposizione a vibrazioni ecc. Per ognuno dei due blocchi (fattori fisico-meccanici e fattori organizzativi) può essere scelta una sola risposta: la somma dei punteggi parziali ottenuti dai blocchi dà luogo al punteggio per i fattori complementari ( 􀀁 Complemetari). </div></div><div><br></div><div><div>3.8. Il calcolo del punteggio di esposizione “intrinseco della postazione di lavoro” espresso dalla checklist OCRA </div><div>Per ottenere il valore di punteggio finale “intrinseco”della checklist OCRA è sufficiente sommare i punteggi ottenuti in ognuno dei fattori di rischio: recupero, frequenza, forza, postura e complementari separatamente per l’arto destro e sinistro (Tab.3.10). </div><div>Dato che i valori numerici indicati nella checklist OCRA sono stati “tarati” sui fattori moltiplicativi forniti per il calcolo dal più completo indice di esposizione OCRA, il valore finale può essere a sua volta letto in funzione della fascia di corrispondenza coi valori OCRA .</div></div><div><div>Qualora il tempo netto di lavoro ripetitivo nel turno durasse meno di 420 minuti o più di 481 minuti, è possibile correggere il valore di punteggio finale ottenuto rispetto alla effettiva durata del compito (Tab. 3.12): questo consente di ottenere il “valore reale del punteggio di esposizione”, ponderandolo per il tempo effettivo di lavoro ripetitivo nella postazione .</div></div><div><div>Tab.3.13: Calcolo del punteggio reale della postazione, considerato il turno di lavoro </div><div>3.9 Calcolo dell’indice di rischio espresso dalla checklist OCRA per il grado di esposizione del lavoratore </div><div>Qualora vi fosse la necessità di stimare un primo indicativo indice di esposizione sul lavoratore, è necessario seguire le seguenti procedure: </div><div>a) se il lavoratore opera esclusivamente sul posto descritto in analisi, il valore di checklist OCRA attribuito al posto è lo stesso da attribuire al lavoratore. </div><div>b) se il lavoratore opera su più posti che comportano compiti ripetitivi è necessario, per ottenere il punteggio di esposizione di quel lavoratore, applicare la seguente formula: <span class="fs12lh1-5">(punt a x %Pa) + (punt b x %Pb) +ecc..</span></div></div><div><div>dove punt a e b sono i “punteggi intrinseci” ricavati con la checklist per le diverse postazioni su cui opera il lavoratore e %Pa e %Pb rappresentano le percentuali di durata nel turno dei compiti ripetitivi svolti (Tab.3.14). </div><div>Anche in questo caso, una volta determinata la durata totale di tempo dedicato ai lavori ripetitivi nel turno, qualora durasse meno di 420 minuti, è possibile correggere il valore ottenuto dell’indice di rischio espositivo per la durata, moltiplicandolo per i fattori demoltiplicativi presentati in Tab.3.8, corrispondenti a diverse fasce di durata. </div></div><div><span class="fs12lh1-5"><br></span></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 07:54:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Impact of vertebrae shape variation on lumbar spine loading]]></title>
			<author><![CDATA[Marras Knapik Mendel Bourekas]]></author>
			<category domain="http://www.studioingplacci.it/blog/index.php?category=Ergonomia_applicata"><![CDATA[Ergonomia applicata]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000C"><img class="image-15" src="http://www.studioingplacci.it/images/Impact_of_vertebrae_shape_variation_on_lumbar_spin_Pagina_01.jpg"  width="907" height="1205" /><img class="image-14" src="http://www.studioingplacci.it/images/Impact_of_vertebrae_shape_variation_on_lumbar_spin_Pagina_02.jpg"  width="907" height="1205" /><img class="image-13" src="http://www.studioingplacci.it/images/Impact_of_vertebrae_shape_variation_on_lumbar_spin_Pagina_03.jpg"  width="907" height="1205" /><img class="image-12" src="http://www.studioingplacci.it/images/Impact_of_vertebrae_shape_variation_on_lumbar_spin_Pagina_04.jpg"  width="907" height="1205" /><img class="image-11" src="http://www.studioingplacci.it/images/Impact_of_vertebrae_shape_variation_on_lumbar_spin_Pagina_05.jpg"  width="907" height="1205" /><img class="image-10" src="http://www.studioingplacci.it/images/Impact_of_vertebrae_shape_variation_on_lumbar_spin_Pagina_06.jpg"  width="907" height="1205" /><img class="image-9" src="http://www.studioingplacci.it/images/Impact_of_vertebrae_shape_variation_on_lumbar_spin_Pagina_07.jpg"  width="907" height="1205" /><img class="image-8" src="http://www.studioingplacci.it/images/Impact_of_vertebrae_shape_variation_on_lumbar_spin_Pagina_08.jpg"  width="907" height="1205" /><img class="image-7" src="http://www.studioingplacci.it/images/Impact_of_vertebrae_shape_variation_on_lumbar_spin_Pagina_09.jpg"  width="907" height="1205" /><img class="image-6" src="http://www.studioingplacci.it/images/Impact_of_vertebrae_shape_variation_on_lumbar_spin_Pagina_10.jpg"  width="907" height="1205" /><img class="image-5" src="http://www.studioingplacci.it/images/Impact_of_vertebrae_shape_variation_on_lumbar_spin_Pagina_11.jpg"  width="907" height="1205" /><img class="image-4" src="http://www.studioingplacci.it/images/Impact_of_vertebrae_shape_variation_on_lumbar_spin_Pagina_12.jpg"  width="907" height="1205" /><img class="image-3" src="http://www.studioingplacci.it/images/Impact_of_vertebrae_shape_variation_on_lumbar_spin_Pagina_13.jpg"  width="907" height="1205" /><img class="image-2" src="http://www.studioingplacci.it/images/Impact_of_vertebrae_shape_variation_on_lumbar_spin_Pagina_14.jpg"  width="907" height="1205" /><img class="image-1" src="http://www.studioingplacci.it/images/Impact_of_vertebrae_shape_variation_on_lumbar_spin_Pagina_15.jpg"  width="907" height="1205" /><img class="image-0" src="http://www.studioingplacci.it/images/Impact_of_vertebrae_shape_variation_on_lumbar_spin_Pagina_16.jpg"  width="907" height="1205" /></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 07:46:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Quando serve una misurazione degli sforzi con dinamometro]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="http://www.studioingplacci.it/blog/index.php?category=Strumenti_e_metodi"><![CDATA[Strumenti e metodi]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000009">Casi d’uso e benefici della misura degli sforzi per la valutazione del rischio.<div><br></div><div data-text-align="start" style="text-align: start;"><div data-text-align="center" class="imTACenter"><strong><b><span class="fs20lh1-5 cf1 ff1">Che cos'è un misuratore di forza?</span></b></strong></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5 ff2">Gli strumenti utilizzati per misurare la forza sono noti come dinamometri e sono generalmente piccoli dispositivi di misurazione con sistemi digitali o azionati meccanicamente. Generalmente, una forza è definita come "qualcosa che cambia con il movimento di un oggetto", sia che si tratti di spingere, tirare o addirittura rompere.</span></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5 ff2">Come puoi immaginare, nel mondo di oggi esiste un limite quasi infinito agli usi di un misuratore di forza<strong><b>.</b><b> </b></strong>Dagli sport, test di sicurezza o ingegneria, molte industrie possono trarre vantaggio dalla conoscenza di informazioni come il punto di rottura di un oggetto; l'elasticità di un materiale; o anche solo la forza necessaria per aprire qualcosa. Questo post è progettato per darti una visione completa di questi diversi strumenti che ora sono una parte così essenziale di così tanti settori. </span></div><div><br></div><div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><strong><b><span class="fs20lh1-5 cf1 ff1">Come misurare la forza</span></b></strong></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5 ff2">In primo luogo, è abbastanza comune per le persone confondere massa e forza, ma i due parametri sono davvero molto diversi. La massa è una misura della quantità di materia contenuta in un oggetto ed è misurata in sistemi imperiali (libbre, once, stone, ecc.) O metrici (grammi, chilogrammi, tonnellate ecc.). In alternativa, la forza viene generalmente misurata in Newton, con un Newton definito come la forza presa per accelerare un chilogrammo di massa alla velocità di un metro al secondo al quadrato.</span></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5 ff2">Ma come funzionano i misuratori di forza? Bene, un sistema meccanico funziona semplicemente usando una molla per modificare un display, ma è sul digitale dove le cose iniziano a diventare molto più tecniche. In poche parole, un indicatore di forza digitale contiene qualcosa noto come cella di carico (o sensore di forza). Questa cella di carico è come una molla che, quando viene applicata la pressione, si flette per consentire agli estensimetri di misurare la deformazione. L'estensimetro emette quindi una tensione di uscita che può essere convertita in una lettura che è possibile visualizzare sul display. Ora hai la tua misura della forza. Per mantenere l'affidabilità di questi strumenti nel tempo, è importante sottoporli periodicamente a una <span class="imUl">taratura professionale</span>, eseguita secondo standard riconosciuti.</span></div><div><br></div><div data-text-align="center" class="imTACenter"><strong><b><span class="fs20lh1-5 cf1 ff1">Come usare un indicatore di forza</span></b></strong></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><span class="fs12lh1-5 ff2">Questi strumenti sono generalmente semplici da usare e possono essere azionati sia a mano che con l'ausilio di un banco di prova per dinamometri. La maggior parte dei misuratori di forza può essere utilizzata con una gamma di accessori come ganci, morsetti o morsetti di rotolamento, ciascuno con i propri usi specifici. Tali accessori possono essere facilmente rimossi e aggiunti semplicemente avvitandoli in posizione. A seconda del modello, il misuratore di forza potrebbe anche avere caratteristiche come il picco di tenuta o l'analisi statistica, che in definitiva rendono più semplice la visualizzazione dei risultati desiderati.</span></div></div></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 02 Feb 2026 16:30:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Prossimi corsi EPM ]]></title>
			<author><![CDATA[]]></author>
			<category domain="http://www.studioingplacci.it/blog/index.php?category=Normativa_e_compliance"><![CDATA[Normativa e compliance]]></category>
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			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000008">Lista di controllo per migliorare ergonomia e comfort in ufficio.</div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 02 Feb 2026 16:30:00 GMT</pubDate>
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